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L’eredità dei »Liberi«

160 anni di storia dell’anarchismo a Berlino

di Gianluca Falanga

Fontane li chiamava la »banda« o i »sette saggi delle Cantine Hippel«. Loro invece si definivano i »Liberi«. Circa 160 anni fa, alla vigilia dei moti rivoluzionari del 1848, rappresentanti di quell’inquieta e irriverente generazione [fra questi Bruno Bauer, Max Stirner e Marie Dähnhardt] si incontravano nel cuore della vecchia Berlino per discutere di autorità ed emancipazione. Al clima di socievolezza spontanea ed antiautoritaria, propria di quegli incontri, e alla tradizione radical-libertaria da loro iniziata vuole ricollegarsi, dal 1993. la »Biblioteca dei Liberi« presso la Haus der Demokratie [Casa della Democrazia] nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg. Nei suoi scaffali, che documentano oltre cento anni di storia dell’anarchismo internazionale, trova un posto di tutto rispetto anche la tradizione libertaria locale, la storia dell’anarchismo berlinese.

L’anarchismo, contro ogni pregiudizio, non è sinonimo di terrore o disordine e tantomeno una trovata di spiriti »ribelli« degli anni settanta. Le prime idee anarchiche si diffusero nel proletariato di fabbrica in Germania già nel 1876. Più di ogni istanza emancipatrice, fu l’isteria repressiva del giovane stato nazionale tedesco a dare forza al movimento anarchico in Germania: »Più lo Stato si presenta arrogante, più odiata diventa l’idea dello Stato«, così formulò questa relazione l’anarchico Johann Most nel 1880. Dopo il ritiro della legislazione antisocialista [1878-1890] voluta da Bismarck, il centro organizzativo del movimento fu trasferito dall’Inghilterra, dove erano sorte formazioni di anarchici esiliati, a Berlino. La capitale del Reich tedesco era però anche la centrale di comando dell’apparato repressivo dello Stato. Presso il commissariato di polizia di Alexanderplatz fu costituita nel 1898 una centrale di raccolta informazioni per tutta la Germania. Lì, fino al 1917, fu redatto il famigerato »Album degli anarchici«, una lista, tenuta costantemente aggiornata e con tanto di fotografie, di tutti gli anarchici tedeschi e stranieri sul territorio del Reich, al fine della loro più completa sorveglianza. Nonostante i frequenti divieti di incontrarsi, le perquisizioni e altre misure repressive della polizia, intorno al 1900 esistevano a Berlino numerosi circoli anarchici. A Berlino il centro organizzativo del movimento era costituito soprattutto dai giornali anarchici. Fra questi spiccava »Il socialista« di Gustav Landauer, stampato in turni notturni in un retrobottega in Wrangelstraße 135 nel quartiere di Kreuzberg.

Il carcere e le persecuzioni non furono i soli avversari tradizionali dell’anarchismo. Dopo la Prima guerra mondiale il marxismo radicale del Partito comunista tedesco [KPD], fondato nel 1919, cercò di porsi come alternativa alla socialdmocrazia. Per i »socialisti libertari«, quali si definivano gli anarchici, lo spazio d’azione si restrinse così ulteriormente, stretti fra il Partito socialdemocratico [SPD] al governo e i comunisti, fedeli a Mosca. Ciononostante, all’inizio degli anni venti, il movimento anarcosindacalista, orientato alla lotta di classe, visse una prima fioritura. Il suo organo di stampa, »Il sindacalista«, usciva nel 1920 con una tiratura di 120.000 copie, più di ogni altra rivista del »socialismo antiautoritario« mai uscita in Germania. Gli ideali anarchici non facevano però presa soltanto sugli operai, bensì ispirarono sin dall’inizio del secolo anche molti artisti berlinesi, per esempio Erich Mühsam, poeta e redattore della rivista »Il fanale«, assassinato dai nazisti nel 1934 nel campo di concentramento di Oranienburg. La resistenza degli anarchici contro Hitler viene menzionata solo di rado: fra tutte le correnti politiche della repubblica di Weimar il movimento anarchico contò, in percentuale, il maggior numero di antifascisti attivi nella resistenza tedesca. Durante la Guerra fredda gli ideali antistatali e libertari vissero, nella Germania occupata e divisa, un periodo particolarmente difficile. La »Federazione dei socialisti libertari«, fondata senza il consenso degli Alleati nel 1947, aveva a Berlino ovest una delle sue roccaforti. Nella Germania orientale gli anarchici furono perseguitati con estrema durezza dalla giustizia comunista. L’anarchismo berlinese trovò un nuovo slancio solo nel 1968, con la nascista dell’opposizione extraparlamentare a Berlino ovest. Nel 1977 venne rifondata, ricollegandosi all’organizzazione anarcosindacalista degli anni venti, l’Unione dei lavoratori liberi FAU [Freie ArbeiterInnen Union], esistente ancora oggi.

Riflettere sull’attualità delle esperienze storiche dell’anarchismo e tenere vivo il pensiero libertario: questi sono gli obiettivi della Biblioteca dei Liberi e, al tempo stesso, ciò che la rende oggi un punto di riferimento particolare per tutti i libertari e i simpatizzanti dell’anarchismo a Berlino e in Germania. Rendendo accessibili al pubblico documenti d’archivio e pubblicazioni inerenti l’anarchismo di diverse epoche e in diverse lingue, la biblioteca contribuisce alla diffusione degli ideali anarchici, »la rilevanza e l’attualità dei quali« – secondo il parere dei suoi membri – »viene ancora oggi, in particolar modo in Germania, sottovalutata.« Quanto sono ancora attuali principi anarchici come la critica dell’autorità, l’autorganizzazione e la democrazia di base? È proprio in questi principi che, richiamandosi ai Liberi di Berlino [Berliner Freien] di un tempo, i »nuovi« Liberi scorgono argomenti chiave nel dibattito sull’emancipazione individuale, la giustizia sociale e per una migliore qualità della vita.

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